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CREMAZIONE E CHIESA CATTOLICA

Verso la fine dell’Ottocento, vista la forte ascesa del movimento cremazionista, la Chiesa Cattolica prese posizione: poiché era propugnata da esponenti massonici e socialisti, la cremazione fu ritenuta antireligiosa e, nel 1886, fu promulgato un documento del Sant’Uffizio che negava la messa funebre a chi avesse espresso la volontà di essere cremato. 
Il forte fenomeno  propagandistico e d’opinione scatenato dai sostenitori della cremazione e dalle nascenti Società, ebbe però i suoi effetti da un punto di vista normativo. Nel luglio del 1888, infatti, fu approvata la “Legge sull’igiene e Sanità pubblica del Regno”, la cosiddetta legge Crispi. Nell’articolo 59 si leggeva così: “La cremazione dei cadaveri umani deve essere fatta in crematori approvati dal medico provinciale. I Comuni dovranno sempre concedere gratuitamente l'area necessaria nei cimiteri per la costruzione crematori. Le urne cinerarie, contenenti i residui della completa cremazione, possono essere collocate nei cimiteri o in cappelle o in templi appartenenti ad Enti morali riconosciuti dallo Stato od in colombari privati aventi destinazione stabile ed in modo da essere assicurate da ogni profanazione". L'articolo 59 divenne poi l'articolo 198 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie del 1° agosto del 1907.
La sfida dei cremazionisti, adesso, consisteva soprattutto nel vincere i pregiudizi di tipo religioso e conservatore. L’attività propagandistica divenne sempre più intensa: si tennero congressi delle Società di cremazione a Milano (1890), Genova (1905), Novara (1906), Milano (1909) e Torino (1919).
Anche a livello internazionale si registrarono diversi incontri: a Dresda (1874), Berlino (1890), Budapest (1894), Bruxelles (1910), Dresda (1911), a Torino (1911) durante l'Esposizione internazionale dell'Industria e del lavoro, a Milano (1914), a Gotha (1916), a Lugano (1926).
Dopo il ventennio fascista, la seconda guerra mondiale e la Liberazione, le So.Crem poterono riprendere le loro attività. Mancavano i mezzi economici, ma i frutti non si fecero attendere: a seguito del Concilio Vaticano II, e su insistenti richieste da parte della Federazione Internazionale della Cremazione, nel 1963 la Chiesa Cattolica tolse il divieto canonico sulla pratica. Attraverso una circolare, la Congregazione del Sant’Uffizio informò i Vescovi della volontà, da parte della Santa Sede, di modificare le norme canoniche nei confronti di chi, prima di morire, avesse espresso la volontà di essere cremato.